Concorso unico RIPAM: chi bandisce davvero il concorso a cui ti stai iscrivendo
La Commissione RIPAM, il ruolo di Formez PA, la regola della domanda unica, la riserva del 10% per disabili e le regole che cambiano rispetto a un concorso di ente singolo
Molti candidati usano "RIPAM" come se fosse il nome di un concorso — "faccio il RIPAM", "ho studiato per il RIPAM". In realtà RIPAM è l'acronimo della Commissione per l'attuazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni: un organo che organizza concorsi per conto di altre amministrazioni. Non è un dettaglio lessicale. Da quella natura discendono regole concrete che cambiano la tua strategia: quante domande puoi presentare, quali riserve operano, quali preferenze spariscono.
Chi è la Commissione RIPAM
La sua composizione è fissata dall'art. 35 c. 5 del D.Lgs. 165/2001: è nominata con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione ed è composta da tre figure — il Capo del Dipartimento della funzione pubblica (che la presiede), l'Ispettore generale capo dell'IGOP della Ragioneria generale dello Stato (MEF) e il Capo del Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno, o loro delegati.
Sempre l'art. 35 c. 5 elenca cosa fa, e la lista spiega perché il tuo interlocutore durante la procedura non è il ministero per cui vorresti lavorare:
- approva i bandi di concorso per il reclutamento a tempo indeterminato;
- indice i bandi e nomina le commissioni esaminatrici;
- valida le graduatorie finali di merito trasmesse dalle commissioni;
- assegna vincitori e idonei alle amministrazioni interessate;
- adotta ogni altro atto connesso, salve le competenze proprie delle commissioni esaminatrici.
La cornice normativa in tre pezzi
Il concorso unico non nasce da una norma sola. Le tre da conoscere sono:
| Fonte | Cosa stabilisce |
|---|---|
| Art. 35 cc. 4-ter / 4-sexies / 4-septies D.Lgs. 165/2001 | Il Dipartimento della funzione pubblica organizza i concorsi unici avvalendosi della Commissione RIPAM; può farlo anche per un'unica figura professionale e per una singola amministrazione; nei concorsi unici applica una riserva del 10% per persone con disabilità |
| Capo II, artt. 19-22 D.P.R. 487/1994 | La procedura operativa dei concorsi unici: ricognizione dei fabbisogni, sedi d'esame, assegnazione del personale, contributo di ammissione |
| Art. 35.1 D.Lgs. 165/2001 | I concorsi unici possono essere organizzati su base territoriale, con i vincoli di domanda che vedremo tra poco |
La regola che ti costringe a scegliere
È la conseguenza pratica più pesante, ed è spesso citata male. Il testo dell'art. 35.1 c. 1 dice che quando il concorso unico è organizzato su base territoriale, i bandi prevedono che ciascun candidato possa presentare domanda per non più di uno dei profili oggetto del bando e, rispetto a quel profilo, per non più di un ambito territoriale.
Tradotto: in un bando con quattro profili distribuiti su venti regioni non scegli "il concorso", scegli una casella — un profilo e una regione. Chi vorrebbe giocare su due tavoli (per esempio assistente amministrativo e assistente economico) deve rinunciare a uno dei due. Alcuni bandi derogano espressamente, ammettendo la doppia candidatura tra profili non concorrenti o tra due codici-Area dello stesso profilo, ma è l'eccezione scritta nel bando, non la regola generale: va cercata nel testo, articolo per articolo.
Se invii più domande per lo stesso codice, vale l'ultima in ordine cronologico: le precedenti si intendono revocate.
Due regole che valgono solo qui
1. La riserva del 10% per persone con disabilità
L'art. 35 c. 4-septies lett. b) impone alla Commissione RIPAM di organizzare i concorsi unici applicando una riserva del 10% dei posti in favore delle persone con disabilità di cui alla L. 68/1999. La norma aggiunge che restano ferme le tutele della stessa legge in materia di assunzioni obbligatorie: la riserva RIPAM è aggiuntiva, non sostitutiva.
È una riserva specifica del modello RIPAM: in un concorso ordinario di singolo ente non c'è. Vale la pena saperlo, perché nei bandi RIPAM si somma alle altre — riserve per militari volontari, servizio civile universale, personale a tempo determinato — fino al tetto invalicabile dell'art. 5 c. 1 del D.P.R. 487/1994: le riserve, comunque denominate, non possono complessivamente superare la metà dei posti messi a concorso.
2. L'equilibrio di genere che non si applica
L'art. 6 del D.P.R. 487/1994 prevede che il bando indichi la percentuale di rappresentatività dei generi e che, se il differenziale supera il 30%, scatti la preferenza per il genere meno rappresentato. Ma il comma 2 è tranciante: quella disposizione si applica limitatamente ai concorsi banditi per singole amministrazioni.
In un concorso unico per quattordici ministeri non esiste "l'amministrazione che bandisce" rispetto a cui calcolare lo squilibrio — e infatti nei bandi RIPAM multi-amministrazione l'elenco delle preferenze omette quella voce. Ne abbiamo scritto in dettaglio in questo approfondimento.
Non tutti i RIPAM sono uguali: il monoministeriale
C'è un caso che manda in cortocircuito lo schema, ed è sempre più frequente. L'art. 35 c. 4-sexies consente al Dipartimento della funzione pubblica, tramite la Commissione RIPAM, di organizzare concorsi anche per il reclutamento di un'unica figura professionale e per una singola amministrazione.
Nascono così i RIPAM monoministeriali: cornice procedurale RIPAM (Commissione + Formez + Capo II del 487/94 + domanda unica), ma una sola amministrazione destinataria — è il caso dei grandi bandi del Ministero della cultura. La conseguenza è controintuitiva e cade proprio sulle due regole appena viste:
- l'equilibrio di genere torna ad applicarsi, perché qui l'amministrazione che bandisce è una e identificabile;
- la riserva 10% RIPAM non opera, perché è scritta per i concorsi unici multi-amministrazione: al suo posto si applica la riserva ordinaria dell'art. 3 della L. 68/1999.
Morale operativa: non dare per scontate le regole "del RIPAM". Leggi sempre l'elenco delle preferenze e delle riserve nel bando specifico — è lì che si vede quale dei due schemi è stato applicato.
La procedura può cambiare da un profilo all'altro
Un altro equivoco diffuso è che il concorso unico significhi automaticamente "una sola prova scritta e via". Non è così: la cornice del Capo II ammette architetture diverse, e un singolo bando può contenerne più di una, calibrate sul profilo. Nei bandi degli ultimi cicli si osservano tre schemi ricorrenti:
| Schema | Fasi | Tipico di |
|---|---|---|
| Minimo | Scritta + valutazione titoli | La maggior parte dei profili di assistenti e funzionari amministrativi |
| Intermedio | Scritta + orale (con lingua) + titoli | Profili specialistici, carriere con requisiti linguistici |
| Massimo | Preselettiva eventuale + scritta lunga + orale + titoli | Elevate professionalità e profili apicali |
La regola generale dell'art. 35-quater c. 1 lett. a) vuole almeno una prova scritta e una orale; è una deroga temporanea a consentire i concorsi con la sola scritta, di cui parliamo in questo articolo. E quando i titoli sono valutati, l'art. 35-quater c. 1 lett. f) fissa il limite: titoli ed esperienza professionale possono concorrere in misura non superiore a un terzo del punteggio finale.
Cosa dice il Capo II che nessuno legge
Gli artt. 19-22 del D.P.R. 487/1994 contengono dettagli operativi che rispondono a domande molto pratiche:
- Quanto costa partecipare (art. 19 c. 8): il bando può fissare un contributo non superiore a 10 euro per i concorsi non dirigenziali, e tra 10 e 15 euro per quelli dirigenziali.
- Dove si fanno le prove (art. 20): in caso di sedi decentrate, il Dipartimento individua le sedi anche sulla base della provenienza geografica dei candidati, usando plessi scolastici, sedi universitarie e altre strutture, con il coordinamento dei prefetti. Se le vacanze riguardano una sola regione, il concorso unico si svolge in ambito regionale.
- Chi può attingere alla graduatoria (artt. 19 c. 3 e 21 c. 2): regioni, enti locali, università ed enti di ricerca possono aderire alla ricognizione dei fabbisogni e, se aderiscono, si obbligano ad attingere alle graduatorie in caso di fabbisogno. Le amministrazioni assumono attingendo alle graduatorie predisposte presso il Dipartimento fino al loro esaurimento.
- Quanto ci mette l'assegnazione (art. 22): le amministrazioni avanzano richiesta al Dipartimento e, entro venti giorni, il personale richiesto è assegnato con decreto del Presidente del Consiglio.
Quel punto sull'obbligo di attingere è il motivo per cui restare idoneo non vincitore in un concorso unico ha un valore diverso rispetto a un concorso di ente singolo: il bacino di enti che possono pescare dalla tua graduatoria è più largo.
Cosa non cambia rispetto a un concorso ordinario
Per equilibrio, vale la pena elencare cosa resta identico — perché è la maggior parte delle cose:
- i requisiti generali di accesso e le cause ostative;
- le autocertificazioni ex artt. 46-47 del D.P.R. 445/2000, con le sanzioni penali dell'art. 76 per le dichiarazioni false;
- l'identificazione digitale con SPID/CIE/CNS e la presentazione della domanda sul portale InPA;
- le misure compensative per disabilità e DSA;
- i termini di impugnazione: 60 giorni per il ricorso al TAR, 120 per il ricorso straordinario al Capo dello Stato.
Un ultimo dato di trasparenza, utile a chi segue il sistema nel suo insieme: l'art. 35 c. 4-octies impone al Dipartimento della funzione pubblica di trasmettere a Parlamento e Governo una relazione annuale sullo stato del reclutamento tramite concorsi unici, entro il 31 maggio dell'anno successivo.
Cosa portarsi via
- RIPAM è la Commissione, non il concorso: approva, indice, valida e assegna; Formez è il gestore tecnico;
- su base territoriale vale un solo profilo e un solo ambito: la scelta in domanda è la decisione strategica più importante;
- la riserva 10% disabili è specifica dei concorsi unici; il tetto complessivo delle riserve resta metà dei posti;
- l'equilibrio di genere non si applica ai RIPAM multi-amministrazione, ma torna nei monoministeriali;
- la procedura non è unica: leggi lo schema del tuo codice, non quello del bando in generale.
Fonti. D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165, art. 35 cc. 4-ter, 4-quinquies, 4-sexies, 4-septies, 4-octies, 5 e 5-bis; art. 35.1 (concorsi su base territoriale); art. 35-quater cc. 1-3-bis. D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, art. 5 c. 1 (tetto riserve), art. 6 cc. 1-2 (equilibrio di genere), Capo II artt. 19-22 (concorsi unici), come modificato dal D.P.R. 16 giugno 2023 n. 82. D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, artt. 46, 47, 76. L. 12 marzo 1999 n. 68. Testi verificati su Normattiva.