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Concorsi con la sola prova scritta: la deroga che scade il 31 dicembre 2026

Perché alcuni bandi non hanno né preselettiva né orale, quale norma lo consente, a quali profili si applica e cosa cambia per chi si prepara

Chi ha seguito i bandi degli ultimi due anni se n'è accorto: sempre più concorsi si esauriscono in una sola prova scritta. Niente preselettiva, niente orale, spesso nemmeno valutazione dei titoli. Sembra una semplificazione arrivata dal nulla, e invece ha una base normativa precisa — e una data di scadenza che rende il tema attualissimo proprio adesso.

La regola generale è un'altra

Per capire perché la mono-prova è una deroga, bisogna partire da cosa prevede la regola. L'art. 35-quater c. 1 lett. a) del D.Lgs. 165/2001 stabilisce che i concorsi per il personale non dirigenziale — inclusi quelli indetti dalla Commissione RIPAM — prevedono l'espletamento di almeno una prova scritta, anche a contenuto teorico-pratico, e di una prova orale, comprendente l'accertamento della conoscenza di almeno una lingua straniera.

Quindi il modello ordinario è scritta + orale. Tutto ciò che vedi con una sola prova nasce da un'eccezione.

Il testo della deroga, per esteso. Art. 35-quater c. 3-bis D.Lgs. 165/2001: «Fino al 31 dicembre 2026, in deroga al comma 1, lettera a), i bandi di concorso per i profili non apicali possono prevedere lo svolgimento della sola prova scritta». Tre elementi da leggere con attenzione: è a termine, riguarda i soli profili non apicali, ed è una facoltà ("possono"), non un obbligo.

La norma è stata introdotta dall'art. 1-bis del D.L. 22 aprile 2023 n. 44, convertito con modificazioni dalla L. 21 giugno 2023 n. 74, nel quadro delle misure di accelerazione del reclutamento legate al PNRR. La ratio dichiarata è ridurre i tempi delle procedure garantendo comunque il profilo comparativo e la parità tra i partecipanti.

Perché la scadenza conta, oggi

Siamo nell'ultimo scorcio della finestra. I bandi pubblicati entro la fine del 2026 possono ancora avvalersi della deroga; dopo, salvo proroghe che al momento non risultano, si torna al modello scritta + orale dell'art. 35-quater c. 1 lett. a).

Per chi sta programmando la preparazione su un orizzonte lungo è un'informazione operativa: l'assenza dell'orale non è una caratteristica stabile del sistema, è una condizione temporanea. Chi pianifica di partecipare a più tornate nei prossimi anni farebbe bene a non costruire un metodo di studio che funziona solo per i quiz.

"Profili non apicali": cosa vuol dire in pratica

La deroga non è aperta a tutto il pubblico impiego. Resta esclusa la dirigenza, che segue regimi propri, e restano fuori i profili apicali. Nella prassi dei bandi la mono-prova si è concentrata su:

  • profili di assistente (area diplomata) con mansioni amministrative, di vigilanza, di accoglienza;
  • profili tecnici ispettivi e di controllo con competenze verificabili tramite quesiti a risposta multipla;
  • profili di funzionario con contenuto standardizzabile, dove la valutazione "soft" incide meno.

Ha una logica: la prova a risposta multipla misura bene conoscenze codificate, molto meno la capacità di argomentare. Dove quest'ultima è decisiva — profili apicali, ruoli di coordinamento — l'orale resta.

Due strade diverse per arrivare allo stesso risultato

Qui c'è una sfumatura che sfugge quasi a tutti, e che spiega perché alcuni bandi citano l'art. 35-quater c. 3-bis in premessa e altri no.

Deroga espressaScelta organizzativa RIPAM
BaseArt. 35-quater c. 3-bis D.Lgs. 165/2001Capo II artt. 19-22 D.P.R. 487/1994 + art. 35 c. 5 D.Lgs. 165/2001
Come si riconosceLa premessa del bando la richiama testualmente, motivando sulla celeritàIl bando dice solo che il concorso "si articola attraverso una prova scritta", senza citare la deroga
Chi la usaConcorsi ordinari di enti e regioniConcorsi unici RIPAM, dove la cornice del Capo II ammette già architetture procedurali calibrabili
Vincolo temporale: fino al 31/12/2026Nessun termine legato al c. 3-bis

L'effetto per il candidato è identico — una prova e basta — ma la differenza spiega perché il modello a prova unica potrebbe sopravvivere alla scadenza della deroga nei concorsi RIPAM, e molto meno altrove.

Cosa cambia davvero nella preparazione

Il punto non è "è più facile". Il punto è che cambia la distribuzione del rischio.

1. Non esiste una seconda occasione

Nel modello classico, una scritta mediocre può essere recuperata all'orale. Qui il punteggio dello scritto è la graduatoria. Una giornata storta non si ammortizza. Questo sposta il peso della preparazione dalla profondità alla solidità sotto pressione: velocità, gestione del tempo, tenuta nella seconda metà del test.

2. Spesso spariscono anche i titoli

La mono-prova pura è strutturalmente incompatibile con il modulo "per titoli ed esami": se la graduatoria si forma sul solo punteggio della scritta, un master o un'esperienza pregressa non spostano niente. È la differenza tra chi ha investito anni in titoli e chi arriva con il titolo minimo: qui partono davvero alla pari. Attenzione però — non tutti i bandi a prova unica escludono i titoli: alcuni mantengono la valutazione a valle (nel limite di un terzo del punteggio finale fissato dall'art. 35-quater c. 1 lett. f). Va verificato caso per caso.

3. La soglia fa doppio lavoro

Nel modello con preselettiva, il filtro quantitativo e la valutazione qualitativa sono momenti separati. Qui la stessa prova fa entrambe le cose: chi non raggiunge la soglia (tipicamente 21/30) esce, chi la supera entra in graduatoria con il proprio punteggio. Non c'è la "prova di riscaldamento": si gioca tutto subito.

4. I decimali contano più che altrove

Quando la graduatoria si forma su un unico punteggio, in un bando con centinaia di candidati per posto, lo scarto tra vincitore e idoneo è di frazioni di punto. È il contesto in cui la strategia di risposta — quando rispondere, quando lasciare in bianco, come pesa la penalità — smette di essere teoria e diventa la variabile che decide.

Un dettaglio che cambia i conti. Le penalità non sono uguali dappertutto. Nei concorsi con impianto RIPAM classico il quesito vale +0,75 e l'errore −0,25. In diversi bandi regionali a prova unica la scala è +0,50 / −0,15 su 60 quesiti. Il rapporto tra premio e penalità cambia, e con esso la convenienza di rispondere "a intuito". Prima di applicare una strategia letta altrove, controlla i due numeri nel tuo bando.

Cosa resta uguale

La deroga tocca il numero delle prove, non le garanzie. Restano fermi:

  • i requisiti di accesso e le cause ostative;
  • le riserve di posti e i titoli di preferenza a parità di punteggio;
  • le misure compensative per candidati con disabilità e DSA;
  • l'obbligo, per le selezioni non contestuali, di assicurare trasparenza e omogeneità delle prove in modo da garantire lo stesso grado di selettività tra tutti i partecipanti (art. 35-quater c. 2) — la garanzia che vale quando le sessioni si svolgono in giorni diversi;
  • le prove di recupero in caso di malfunzionamento accertato della piattaforma digitale non imputabile al candidato (art. 7 c. 4 D.P.R. 487/1994).

Cosa portarsi via

  1. La sola prova scritta è una deroga a termine: 31 dicembre 2026, per i soli profili non apicali;
  2. la regola ordinaria resta scritta + orale con lingua straniera (art. 35-quater c. 1 lett. a);
  3. nei concorsi unici RIPAM la prova unica può poggiare sulla cornice del Capo II, indipendentemente dalla deroga;
  4. senza orale e spesso senza titoli, tutto il peso è su una prova sola: cambia la strategia, non la quantità di studio;
  5. controlla sempre punteggio e penalità del tuo bando prima di decidere come rispondere.

Fonti. D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165, art. 35-quater cc. 1 (lett. a, f), 2, 3 e 3-bis; art. 35 c. 5; art. 35.1. D.L. 22 aprile 2023 n. 44, art. 1-bis, convertito con modificazioni dalla L. 21 giugno 2023 n. 74. D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, art. 5, art. 7 cc. 4 e 6, Capo II artt. 19-22. Testo dell'art. 35-quater c. 3-bis verificato su Normattiva (testo vigente ad agosto 2026).

RIPAM Studio - Preparazione Concorsi Pubblici

Autore: Francesco Capurso

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