Titoli di preferenza: la lista che decide chi passa a parità di punteggio
Come funziona l'art. 5 comma 4 del D.P.R. 487/1994, perché si parla di "16 titoli" quando le lettere sono 14, e cosa cambia davvero nei bandi RIPAM
Alla fine di un concorso può succedere una cosa che sorprende molti candidati: due persone chiudono con esattamente lo stesso punteggio. Con quaranta quesiti a risposta multipla e migliaia di partecipanti non è un'eventualità rara, è la norma. A quel punto chi passa davanti? Non lo decide il sorteggio e non lo decide la commissione a sua discrezione: lo decide una lista gerarchica fissata per legge, l'art. 5 comma 4 del D.P.R. 487/1994. Vale la pena conoscerla, perché è l'unica parte del concorso in cui puoi guadagnare posizioni senza rispondere a una sola domanda in più.
Cosa sono (e cosa non sono)
I titoli di preferenza sono criteri di ordinamento a parità di merito. Non danno punti, non alzano il punteggio, non riservano posti: intervengono soltanto quando due candidati sono appaiati, per stabilire chi dei due sta più in alto.
La lista, in ordine di priorità
L'elenco è gerarchico stretto: si guarda la prima voce, e solo se entrambi i candidati la possiedono (o non la possiede nessuno dei due) si passa alla successiva. Nella versione vigente dopo la riscrittura operata dal D.P.R. 82/2023, l'ordine è questo:
- Insigniti di medaglia al valor militare e al valor civile, se cessati dal servizio;
- Mutilati e invalidi per servizio, nel settore pubblico e privato;
- Orfani dei caduti e figli di mutilati, invalidi o inabili permanenti per ragioni di servizio — inclusi i figli di esercenti professioni sanitarie, assistenti sociali e OSS deceduti per SARS-CoV-2 contratto in servizio;
- Chi ha prestato lodevole servizio per almeno un anno nell'amministrazione che ha indetto il concorso;
- Maggior numero di figli a carico;
- Invalidi e mutilati civili non rientranti nel punto 2;
- Militari volontari delle Forze armate congedati senza demerito al termine della ferma o rafferma;
- Atleti con rapporti di lavoro sportivo con i gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato;
- Chi ha svolto con esito positivo l'ulteriore periodo di perfezionamento presso l'ufficio per il processo;
- Chi ha completato con esito positivo il tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari;
- Chi ha svolto con esito positivo lo stage presso gli uffici giudiziari;
- Chi è titolare o ha svolto incarichi di collaborazione conferiti da ANPAL Servizi S.p.A.;
- Appartenenza al genere meno rappresentato nell'amministrazione che bandisce, in relazione alla qualifica messa a concorso;
- Minore età anagrafica.
L'ultima voce merita una nota: la minore età è il criterio di ultima istanza. Quando due candidati sono identici sotto ogni altro profilo, passa avanti il più giovane. È l'unico caso in cui un dato puramente anagrafico decide una graduatoria pubblica.
Perché si dice "16 titoli" se le lettere sono 14
Questa è una fonte costante di confusione, e vale la pena chiarirla perché capita di leggere numeri diversi su siti diversi. Nel testo di legge le voci sono contrassegnate da lettere dalla a alla p, ma la lettera "j" non viene usata: è una convenzione di tecnica legislativa italiana, erede dell'alfabeto latino classico, dove la j non esiste come lettera autonoma. La sequenza salta quindi da "i" a "l".
Nei bandi RIPAM la lista è più corta: ecco perché
Se hai davanti un bando RIPAM — 3997 Assistenti, 1340 Funzionari, 294, MIC 1800 — e confronti l'elenco delle preferenze col testo del D.P.R., noti che manca la voce sul genere meno rappresentato. Non è una dimenticanza.
Quella voce è il gancio del meccanismo di riequilibrio di genere previsto dall'art. 6 dello stesso D.P.R. 487/1994, che scatta quando il differenziale tra generi nell'amministrazione supera il 30%. Ma l'art. 6 comma 2 lo disattiva espressamente nei concorsi unici, cioè quelli banditi per più amministrazioni insieme: con quattordici o diciassette enti destinatari non esiste "l'amministrazione bandente" su cui calcolare lo squilibrio. Quindi nei RIPAM multi-amministrazione la voce viene semplicemente omessa e la lista si chiude con la minore età.
C'è però un dettaglio che si scopre solo mettendo i bandi uno accanto all'altro, ed è istruttivo su come vanno letti questi testi. Bandi diversi realizzano la stessa esclusione in due modi redazionali differenti:
- alcuni (3997, 1340, MIC 1800) rietichettano: tolgono il genere meno rappresentato e spostano "minore età" alla lettera che si è liberata;
- altri (294, MIC 577) mantengono la numerazione canonica del testo vigente.
Un caso limite documentato: nel bando dell'Ente Parco Nazionale del Pollino del 2024 il rinvio formale è al testo aggiornato dal D.P.R. 82/2023, ma l'elenco riprodotto sotto è la versione precedente — contiene ancora voci come "orfani di guerra" che la riforma aveva rimosso, e ne omette due che aveva aggiunto. Quando confronti un bando col testo di legge, conviene sempre verificare separatamente il rinvio formale e il contenuto sostanziale: non sempre coincidono.
Alcuni bandi aggiungono titoli speciali
Oltre alla lista generale, singoli bandi possono attivare preferenze previste da norme successive e destinate a categorie specifiche. Il bando RIPAM 3997 ne contiene un esempio interessante: costituisce titolo di preferenza aver prestato, nell'ultimo quinquennio e per almeno un anno, attività lavorativa a termine in compiti amministrativi connessi alla gestione dei flussi migratori per il Ministero dell'interno.
Ha due caratteristiche insolite: vale solo per la scelta dei posti del Ministero dell'interno in fase di assegnazione, e opera entro un contingente chiuso di posti dedicati. È un titolo "settoriale", pensato per trattenere personale precario già operativo su una funzione specifica. Notare che il bando 1340, pur avendo il Ministero dell'interno come destinatario principale, non lo richiama: conferma che questi titoli speciali vanno cercati bando per bando.
Come si dichiarano (e l'errore da non fare)
I titoli di preferenza vanno dichiarati nella domanda di partecipazione. Questo è il punto in cui si perdono, e si perdono per sempre: se non li dichiari entro la scadenza, non puoi recuperarli dopo, nemmeno se il titolo lo possedevi davvero.
La documentazione probatoria, invece, viene richiesta solo a valle delle prove, con avviso pubblicato sul portale inPA. Non devi allegare certificati al momento dell'iscrizione: devi solo dichiarare. E l'amministrazione non può chiederti documenti che sono già in possesso suo o di un'altra pubblica amministrazione.
In sintesi
- Le preferenze operano solo a parità di punteggio, e in ordine gerarchico stretto;
- Sono cosa diversa dalle riserve di posti, e si cumulano con esse;
- Le lettere usate sono 14 (la "j" si salta); il numero "16" conta anche le sotto-categorie;
- Nei concorsi unici RIPAM la voce sul genere meno rappresentato non si applica;
- Fa fede l'elenco del tuo bando, che può numerare le voci diversamente;
- Si dichiarano nella domanda; i documenti si presentano dopo le prove.
È la parte del concorso che non si prepara studiando — si prepara leggendo con attenzione il bando prima di premere "invia".
Fonti. D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, art. 5 (testo vigente come modificato dal D.P.R. 16 giugno 2023 n. 82) e art. 6; D.L. 25/2025 conv. L. 69/2025, art. 5 c. 4. Confronti tra bandi verificati sui testi ufficiali dei bandi RIPAM 3997, RIPAM 1340, RIPAM 294, MIC 1800, MIC 577 e Ente Parco Nazionale del Pollino.