Quesiti situazionali: come si risponde quando non esiste una risposta "esatta"
La scala di efficacia a tre livelli, perché non c'è penalità, cosa cerca davvero la griglia di correzione e l'errore di impostazione che costa più punti
Nel bel mezzo di una prova fatta di articoli, termini e commi, arriva un quesito che suona così: «Un collega ti chiede di anticipare una pratica non urgente mentre stai lavorando a una scadenza fissata dal dirigente. Come ti comporti?». Nessun articolo da ricordare, quattro opzioni tutte plausibili. Sono i quesiti situazionali — in letteratura Situational Judgement Test — e seguono regole di punteggio diverse da tutto il resto della prova.
Cosa sono e perché sono entrati nei concorsi
Un quesito situazionale non chiede una nozione: descrive una scena di lavoro realistica e chiede di scegliere, tra alternative predefinite, il corso d'azione più adeguato. Misura la capacità di giudizio in contesti organizzativi: come ti muovi tra colleghi, superiori e utenti quando le regole non danno una risposta meccanica.
La base normativa di questa apertura è nell'art. 35-quater c. 1 lett. a) del D.Lgs. 165/2001, che vuole prove finalizzate ad accertare il possesso delle competenze, intese come insieme di conoscenze e capacità logico-tecniche, comportamentali nonché manageriali. E soprattutto nell'art. 7 c. 8 del D.P.R. 487/1994: per i profili iniziali e non specializzati, le prove d'esame danno particolare rilievo all'accertamento delle capacità comportamentali, incluse quelle relazionali, e delle attitudini.
Detto altrimenti: non è una stranezza di un singolo bando, è un indirizzo scritto nella cornice generale del reclutamento.
La differenza che cambia tutto: la scala a tre livelli
I quesiti nozionistici e logici funzionano in modo binario: giusto, sbagliato, non risposto. I situazionali no. Nell'impianto RIPAM classico la griglia è questa:
| Tipologia di quesito | Risposta migliore | Intermedia | Peggiore | Non risposta |
|---|---|---|---|---|
| Nozionistici e logico-deduttivi | +0,75 | — | −0,25 | 0 |
| Situazionali | +0,75 | +0,375 | 0 | 0 |
Due conseguenze enormi, e quasi sempre sottovalutate:
- Non esiste penalità. La risposta meno efficace vale zero, esattamente come lasciare in bianco. Non toglie nulla.
- Esiste una via di mezzo che paga. L'opzione intermedia vale metà punteggio: mezzo punto guadagnato senza aver individuato la risposta ottimale.
Quanto pesano davvero
Nella configurazione più diffusa, otto quesiti situazionali su quaranta valgono 6 punti su 30: il 20% del massimo. Non sono il blocco che vince il concorso — i venticinque quesiti di materia valgono 18,75 punti — ma in una graduatoria dove ci si gioca tutto su frazioni di punto, sei punti "regalati male" sono la differenza tra idoneo e vincitore.
La proporzione può cambiare di un'unità a seconda del profilo: nei bandi per funzionari si osserva talvolta uno spostamento verso i logico-deduttivi (otto logici e sette situazionali invece di sette e otto). Poco in termini assoluti, ma controlla sempre la composizione della tua prova nel bando.
Va aggiunto che gli SJT non compaiono ovunque: sono un modulo che alcune amministrazioni adottano e altre no. E nei concorsi per la dirigenza compaiono in una veste diversa — dentro la preselettiva, agganciati a modelli di competenze manageriali codificati — mentre nei profili non dirigenziali stanno nella prova scritta come blocco comportamentale.
Si possono preparare? Sì, ma non con un manuale
La risposta onesta è che non si studiano a memoria: non c'è banca dati pubblicata prima della prova, e la griglia di correzione — costruita con il supporto di specialisti in psicologia del lavoro e risorse umane, figure che l'art. 9 c. 7 del D.P.R. 487/1994 ammette espressamente in commissione — non è pubblica.
Il che non significa che ci si presenti disarmati. Significa che si prepara un criterio, non un contenuto.
Il modello di risposta che la griglia premia
Nelle prove di questo tipo la risposta valutata come più efficace tende a condividere alcuni tratti ricorrenti:
- Affronta il problema, non lo aggira. Le opzioni che rimandano, ignorano o scaricano su altri sono quasi sempre le peggiori.
- Comunica con chi è coinvolto. Informare il diretto interessato o il responsabile, quando la situazione lo richiede, è quasi sempre premiato rispetto ad agire di testa propria.
- Rispetta ruoli e competenze senza trasformarsi in rigidità: né lo zelante che scavalca il proprio ruolo, né il burocrate che si nasconde dietro la procedura per non decidere.
- È proporzionata. Una segnalazione formale per una divergenza banale è sproporzionata quanto il silenzio davanti a un'irregolarità seria.
- Tiene conto delle priorità date. Se il dirigente ha fissato una scadenza, quella scadenza è un dato del problema, non un'opinione.
Cosa vale la pena studiare davvero
Un'area di preparazione concreta però c'è, ed è spesso trascurata: i doveri di comportamento del dipendente pubblico. Molti situazionali ruotano attorno a temi che hanno una disciplina scritta — rapporti con l'utenza, conflitto di interessi anche potenziale, uso di beni e informazioni dell'ufficio, obbligo di segnalazione. Il D.P.R. 62/2013 e le regole su trasparenza e anticorruzione non ti danno la risposta, ma ti dicono quale delle opzioni è fuori perimetro. Escludere due alternative su quattro, in un quesito senza penalità, vale molto.
Se vuoi lavorarci sopra, il decalogo su trasparenza e anticorruzione e quello sul pubblico impiego coprono esattamente quel perimetro.
Come allenarli in simulazione
Tre accortezze quando ti eserciti:
- Cronometrali come gli altri. Sono quesiti narrativi, richiedono lettura: se non ti alleni a leggerli in fretta, ti mangiano il tempo che serve ai quesiti di materia.
- Motiva la scelta, anche a mente. Prima di passare al successivo, chiediti perché hai scartato la seconda opzione più credibile. È l'unico modo per costruire un criterio invece di andare a sensazione.
- Non trattarli come riempitivi. Il rischio tipico è arrivarci a fine prova, con poco tempo e la concentrazione esaurita, e sbrigarli in trenta secondi l'uno. Sono il 20% del punteggio.
Sul sito i quesiti situazionali sono integrati nei simulatori completi con la stessa scala a tre livelli usata nelle prove reali: nel riepilogo finale, un'opzione intermedia risulta correttamente valorizzata a metà punteggio e non come errore.
Cosa portarsi via
- La scala è +0,75 / +0,375 / 0: c'è una via di mezzo che paga e non c'è penalità;
- quindi si risponde sempre a tutti, anche quando si è incerti;
- pesano circa il 20% del punteggio massimo: non decidono il concorso, ma decidono le posizioni di testa;
- non si memorizzano: si prepara un criterio di giudizio — affrontare, comunicare, restare proporzionati, rispettare le priorità date;
- studiare i doveri di comportamento serve a escludere le opzioni fuori perimetro.
Fonti. D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165, art. 35-quater c. 1 lett. a) (competenze comportamentali tra gli oggetti della prova). D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, art. 7 c. 8 (rilievo delle capacità comportamentali per i profili iniziali e non specializzati), art. 9 c. 7 (specialisti in psicologia e risorse umane in commissione), come modificato dal D.P.R. 16 giugno 2023 n. 82. D.P.R. 16 aprile 2013 n. 62 (codice di comportamento). Le scale di punteggio riportate sono quelle dell'impianto RIPAM: verificare sempre i valori indicati nel bando di riferimento.